Sei in » Le linee pastorali e gli appuntamenti

 

Linee pastorali 2016/2018

CRISTIANI ADULTI

CITTADINI RESPONSABILI

 


Nell’ambito degli Orientamenti pastorali sull’educazione per il decennio 2010/2020, desideriamo continuare il nostro cammino ecclesiale, focalizzando alcuni obiettivi con adeguati percorsi.

UN PROGETTO PASTORALE

Con una progettazione pastorale, nella consapevolezza dell’azione della “Grazia” e del processo di salvezza come intervento e opera gratuita di Dio Padre, vogliamo dare linee d’indirizzo comune alla
pastorale della nostra comunità diocesana.

Riconosciamo, nella fede, che l’amore del Padre percorre liberamente strade a noi sconosciute e arriva là dove noi non possiamo arrivare e prima che noi arriviamo.

Ad esempio, l’esperienza di raccogliere e accompagnare i Catecumeni adulti al Battesimo dimostra quanto le vie del Signore siano molteplici: in diocesi annualmente un certo numero di persone chiede il Battesimo. Le motivazioni e le storie sono le più disparate e spesso sorprendenti: incontri casuali, storie sofferte, particolare partecipazione spirituale per l’atmosfera positiva sperimentata in qualche comunità, desiderio di un’integrazione nelle realtà frequentate, come le parrocchie.

La progettazione pastorale non è una tecnica o una semplice metodologia. Ci diamo strumenti per raggiungere l’obiettivo dell’evangelizzazione ed essere efficaci nella trasmissione della fede.

Questa progettazione vuole essere secondo lo stile del mistero dell’Incarnazione, affinché l’azione pastorale sia vera “mediazione” al dono della salvezza, interpretando il tempo presente.

GLI ULTIMI PROGETTI DIOCESANI

Nel presente decennio, dopo aver accolto l’invito a verificare la capacità educativa delle nostre prassi pastorali, abbiamo coinvolto tutta la comunità in una verifica sulla celebrazione dell’Eucaristia, con riferimento agli ambiti di vita, indicati nel Convegno ecclesiale di Verona 2006. Così abbiamo dedicato un primo biennio alla famiglia, convinti della sua importanza fondamentale per l’educazione e per la vita della Chiesa e della società. Su questa realtà la nostra riflessione e la nostra opera continueranno, sollecitati dalle conclusioni del Sinodo ordinario sulla famiglia e dall’Esortazione apostolica Amoris laetitia.

Con questa Esortazione papa Francesco intende sospingere la Chiesa a una nuova conversione, che, nascendo dall’assunto di Dio come Padre misericordioso, parta dalla concretezza della vita per una nuova evangelizzazione.

Successivamente abbiamo proposto un secondo biennio per l’attenzione pastorale ai giovani, nel desiderio di ascoltarli e renderli sempre più protagonisti della loro vita.

Si è appena conclusa la Giornata mondiale della Gioventù di Cracovia, che ha visto la partecipazione di oltre 300 dei nostri giovani. Papa Francesco aveva loro proposto, in preparazione alla Giornata, la beatitudine “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”. Era un invito a lasciarsi pervadere dal suo amore e lasciarsi sorprendere da
Dio per trovare strade nuove, per testimoniare ai loro coetanei la ricchezza del suo amore.

Il prezioso lavoro di coordinamento e di sviluppo d’iniziative per i giovani della nostra Diocesi, nonché le proposte per la formazione degli operatori, messi in atto in questi ultimi anni, dovranno essere portati avanti e consolidati.

Il terreno è stato preparato e i tempi sono maturi per continuare il lavoro nella direzione di una sempre maggiore condivisione. La Pastorale giovanile dovrà dotarsi di un’équipe di giovani che, assieme
ai responsabili incaricati dal Vescovo, assumano e condividano le scelte pastorali della diocesi. Confidiamo che l’équipe sia un segno di comunione tangibile per i membri della Consulta della Pastorale giovanile e per quanti l’ufficio diocesano potrà incontrare. In continuità con il passato vogliamo costruire uno stile di lavoro ancor più condiviso e sinodale. Il coinvolgimento di altri giovani ci darà la possibilità di una maggiore capillarità nella Diocesi. I membri dell’équipe diocesana cercheranno di aiutare le realtà locali, che più difficilmente riescono a promuovere cammini per i giovani.

Questo lavoro necessiterà di una mappatura delle proposte presenti nei vari vicariati e unità pastorali.
Laddove dovesse risultare carente o assente la proposta cristiana per i giovani e i ragazzi, consultate le comunità coi loro parroci assieme alle associazioni e ai movimenti diocesani che operano in questo settore, si mettano in atto processi capaci di coinvolgere laici formati per una pastorale giovanile sul territorio.

Pur non volendo allargare il campo di lavoro, l’équipe diocesana potrebbe promuovere la costituzione di un coro dei giovani per l’animazione di alcuni momenti liturgici diocesani. È importante che, oltre ad aggregare e a formare, aiutiamo le nuove generazioni a celebrare. In questi ultimi anni diverse sono state le richieste di aiuto in tale direzione. Confidiamo che il coro possa essere un segno capace di educare alla preghiera e alla lode  al Signore.

 

L’ANNO GIUBILARE DELLA MISERICORDIA

Si concluderà il 20 novembre l’anno giubilare della Misericordia. Nella bolla d’indizione del Giubileo papa Francesco scrive: “Davanti alla visione di una giustizia come mera osservanza della legge, che giudica dividendo le persone in giusti e peccatori, Gesù punta a mostrare il grande dono della misericordia, che ricerca i peccatori per offrire loro
il perdono e la salvezza. Se Dio si fermasse alla giustizia, cesserebbe di essere Dio, sarebbe come tutti gli uomini, che invocano il rispetto della legge.
La giustizia da sola non basta e l’esperienza insegna che appellarsi solo ad essa rischia di distruggerla”.


Dio è fedele nell’amore: in lui giustizia significa fedeltà al patto fatto con il suo popolo, un patto di salvezza e di misericordia, al di là delle infedeltà del suo popolo. Questa è la verità, che stiamo conoscendo e sperimentando, è la grande grazia nell’anno giubilare voluto da papa Francesco.

Sabato 12 dicembre 2015 anche nella nostra Cattedrale, con una solenne celebrazione, si è aperta la Porta della misericordia compiendo un pellegrinaggio, che si è snodato partendo da S. Mercuriale. Un
rito indubbiamente affascinante e coinvolgente, non solo a causa dell’eccezionalità, ma soprattutto per il simbolismo della Porta e del varcare la soglia.

È poi seguita l’apertura della Porta nei Santuari di Fornò e della Madonna del Lago, nella Basilica di S. Rufillo e nell’Eremo di Sant’Antonio in Montepaolo.

Nel tempo si sono succeduti i pellegrinaggi di unità pastorali, parrocchie, movimenti e associazioni e i pellegrinaggi continuano a svolgersi con il coinvolgimento di tante persone, che in Cattedrale trovano la possibilità della Confessione, cioè di incontrare l’abbraccio misericordioso del Padre.

Papa Francesco ha lanciato un appello ai vescovi e ai fedeli: “Sarebbe bello che in ogni diocesi restasse un’opera strutturale di misericordia come ricordo di quest’Anno santo” e avverte: “Una fede, che non è misericordiosa e non è capace di mettersi nelle piaghe del Signore, è ideologia”.

Con i suggerimenti da me indicati ho chiesto di prestare particolare attenzione a quattro “periferie”:


• l’accoglienza dei migranti-profughi;

• la solidarietà nei confronti dei carcerati;

• l’attenzione alle famiglie in condizioni di
fragilità;

• la cura del creato.

Posso comunicarvi, con gioia, che, come opera strutturale chiesta da papa Francesco, abbiamo una concreta prospettiva di aprire una Casa di accoglienza temporanea per persone in disagio per problemi con la giustizia penale, in cui sia possibile una sperimentazione di percorsi diversi di inclusione sociale, per poi inserire le persone presso le comunità parrocchiali, associative e altre realtà sociali.

Costatiamo che la misericordia, con le sue molteplici opere, ha un ventaglio di azione amplissimo. San Giovanni Paolo II nel Messaggio per la Giornata della Pace del 2002 ha posto un particolare accento:
“Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”. Questo significa che noi cristiani oggi dovremmo tentare di dare alla misericordia e alla riconciliazione una valenza anche sociale e politica.

IL NUOVO PROGETTO PASTORALE:

“CRISTIANI ADULTI

CITTADINI RESPONSABILI”

A partire da quest’ultima suggestione ci accingiamo ora ad un terzo biennio che, avendo sempre come denominatore l’educazione, vuole prestare una particolare attenzione alla dimensione sociale della vita personale e comunitaria, attenzione che traduciamo nel motto “cristiani adulti – cittadini responsabili”.

Per un’evangelizzazione integrale occorre, infatti, educare alla dimensione sociale e politica i nostri fedeli, affinché sappiano essere cittadini consapevoli e attivi; presenti sul territorio a fare la loro parte senza subire passivamente gli avvenimenti. Il compito non è riservato a qualche addetto ai lavori o a gruppi particolarmente sensibili, ma è di tutta la Chiesa.

Il cristiano diventa adulto quando è in grado di assumere le responsabilità tipiche degli adulti nella società e nella Chiesa. Nella sua vita di fede dentro la comunità l’adulto sa scegliere, dopo un opportuno
discernimento fondato sul vedere giudicare e agire, la sua vocazione, la sua partecipazione alla vita della Chiesa. Questo discernimento riguarda la coscienza singola ma si sviluppa meglio in gruppo o in comunità.

Anche nella società il cristiano adulto esercita un discernimento, personale e comunitario, che lo guida in coscienza a fare le scelte opportune. Nella vita sociale diventa cittadino a tutti gli effetti, ha la responsabilità politica del voto; ha la responsabilità sociale della famiglia e del lavoro e la responsabilità culturale dello sviluppo del pensiero e della vita dell’intera società. Questa costituisce un laboratorio costante di modelli di vita comune che comprende l’aspetto della promozione dei diritti e l’educazione dei doveri di tutti, perché a tutti si riconosca uguale dignità.



Il concetto di cittadinanza già in sé indica una situazione di libertà rispetto alla categoria che la precedeva storicamente, che era la sudditanza.

La cittadinanza responsabile apre al protagonismo di tutti i singoli cittadini. Nelle loro scelte personali, nei loro stili di vita, nelle loro dinamiche culturali esprimono e realizzano un concetto di società; interagiscono con le strutture preposte al governo e con le autorità che le guidano.

I cittadini sono chiamati a verificare e controllare gli atti di governo dal livello dello stato sino a quello dei singoli comuni e quartieri. Sono, così, anche attori della cosiddetta governance, che è il risultato dell’insieme delle scelte, che determinano un certo stato di cose.

Sappiamo, infatti, che ha influenza significativa il modello di vita, di consumo, di risparmio e di produzione che i cittadini e i gruppi scelgono, insieme alle azioni di enti locali e degli stessi governi. Ciò deve indurre ad una mentalità che inizi a modificare il quotidiano e, partendo da questo, sappia partecipare alla progettazione dell’intera società. Siamo di fronte ad un cambiamento veloce per gli sviluppi del progresso scientifico, delle innovazioni tecnologiche nelle loro rapide applicazioni in diversi ambiti sociali.

La società non è meramente una somma di individui; è, piuttosto, frutto di un’aggregazione di gruppi, i mondi vitali, su cui si struttura la società a partire dalla famiglia. Un cristiano adulto non può sottrarsi a questi importanti compiti fondati sull’amore al prossimo e sulla costatazione che è necessario, nell’amore, creare strutture giuste e
solidali. Anche la società, come la Chiesa, è “un poliedro” e dunque ci può essere un legittimo pluralismo di scelte finali. Non siamo uguali nei pensieri e nei progetti, ma siamo in comunione e chiamati al dialogo. La Chiesa non ha il compito di occuparsi di politica, ma non può neanche starsene fuori. Ella deve preparare i suoi figli al discernimento e alla responsabilità sociale e politica, a partire dalla luce che le offre la fede. La Dottrina Sociale è lo strumento scelto a questo scopo. Purtroppo c’è da lamentare un distacco, quanto meno, delle attività pastorali diffuse da questa Dottrina Sociale. Essa fa parte integrante della dottrina della Chiesa e dunque della formazione dei fedeli.

Nel Convegno ecclesiale di Firenze, nel novembre scorso, papa Francesco, dopo aver esortato la Chiesa italiana a non “guardare la vita dal balcone”, ma a impegnarsi, immergendosi nell’ampio dialogo sociale e politico, concludeva: “Sebbene non tocchi a me dire come realizzare oggi questo ‘impegno’, permettetemi solo di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni diocesi e circoscrizione e in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento dell’Evangelii Gaudium per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni, specialmente sulle 3 o 4 priorità, che avrete individuato”.

Abbiamo l’indicazione sia riguardo i contenuti, quelli indicati dall’Evangelii Gaudium, sia riguardo al metodo, quello sinodale.



CONTENUTI: NELLA CRISI DELL’IMPEGNO COMUNITARIO

(cap. II Evangelii Gaudium)

Considerando il tema “cristiani adulti - cittadini responsabili”, dobbiamo richiamare il fatto che il percorso della fede dei cristiani adulti non si può chiudere alla Cresima, non si può chiudere entro i muri delle parrocchie, ma deve aprirsi alle responsabilità specifiche degli adulti ed esprimere una Chiesa in uscita.

Il laico impegnato non lavora solo nelle opere della Chiesa, parrocchia e diocesi, nelle cose dei preti.

Dobbiamo riflettere su “come accompagnare un battezzato – scrive papa Francesco - nella sua vita pubblica e quotidiana; su come, nella sua attività quotidiana, con le responsabilità che ha, si impegna nella vita pubblica, politica, sociale e culturale”.

Stabilito che il compito politico fa parte della vocazione dei laici in una Chiesa che esce, scopriamo, dall’Evangelii Gaudium, che ci sono sfide particolari, di cui la principale è lo scontro con “un’economia che uccide”: «Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”.
Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione.
Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene
promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società, in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”» (EG n. 53).

Siamo chiamati da papa Francesco a renderci consapevoli di queste realtà, a partire da un’attenta lettura di simili fenomeni nel nostro territorio (vedere), per dare una valutazione realistica (giudicare), per progettare assieme un’azione efficace sul territorio (agire).

È la conversione pastorale, come viene indicata dall’Evangelii Gaudium.

Il problema è entrare nei percorsi formativi di fede fino a maturare cristiani di una Chiesa in uscita; una Chiesa che non si preoccupa di se stessa quanto della missione al mondo, di testimoniare l’amore del Padre per l’intera umanità e per ogni persona da lui voluta ed amata. Non è questione di scelta politica; è questione di capacità di discernimento personale e comunitario di fronte a problematiche che ci coinvolgono come globalizzazione, immigrazione, masse dei rifugiati, terrorismo e altri fenomeni simili.

La capacità di discernimento matura in un cammino di fede. È questo discernimento che ci fa uscire da noi stessi, dal nostro gruppo e si concretizza in una Chiesa in uscita.

Il problema è la qualità degli interventi e la incisività nei processi educativi fino a maturare l’uscita di ognuno di noi e delle nostre comunità, la nostra quotidiana partenza per le periferie.

METODO: LA SINODALITÀ

Utilizzare uno stile sinodale significa, maturare una responsabilità condivisa, imparare ad ascoltare e a fare insieme, dando spazio alla pluralità di idee, a dare concretezza alle parole attraverso scelte condivise.

Questo comporta soprattutto tre cose:

1) Accogliere tutte le posizioni nella vita ordinaria delle nostre comunità, delle nostre parrocchie. Non è lontana la stagione nella quale, nelle nostre comunità, alcuni si sentivano di dichiarare altri meno cattolici. Una forma di delegittimazione, che divideva profondamente. Ora puntiamo alla comunione nella molteplicità dei doni senza prevenzioni.

2) Riconoscere che la Chiesa impara dalla parola di Dio, dal Vangelo, il quale è presente nella storia dell’uomo perché lo Spirito di Dio ve lo annuncia, prevenendo e anticipando anche l’azione della Chiesa. Sono i semi del Verbo, presenti e nascosti, come dice la Evangelii Nuntiandi e che, come evangelizzatori, siamo chiamati a riconoscere e a metterci al loro servizio.

3) Riconoscere che il dinamismo sinodale è un atto liturgico, non politico e che rappresenta un modo di essere di una comunità cristiana, che dà il debito spazio alla preghiera comune, non tanto come una pratica di adempimento, ma come necessità per un sano e costruttivo governo della comunità stessa, aperta all’azione dello Spirito Santo.

Tutto questo non si improvvisa. Alla sinodalità ci si educa insieme. Occorrerà costruire un gruppo di lavoro che progetti, accompagni e sostenga il percorso; occorrerà appoggiare il progetto su persone formate appositamente, che abbiano disponibilità, desiderio e competenze da spendere nell’avviare e tenere viva la dinamica del lavoro insieme.

Chiedo ai rappresentanti delle unità pastorali e delle realtà ecclesiali, rappresentati nel consiglio pastorale diocesano, il rinnovo della loro disponibilità in quanto intendo investirli di un mandato preciso, che sia espressione della volontà della Chiesa locale. Questo mandato vuole conferire un riconoscimento autorevole: deve testimoniare un investimento, che la Diocesi fa su di loro, chiamati ad essere figura di riferimento nell’aiutare le varie realtà ecclesiali in questo percorso.

Questo comporta che il collettore, a livello diocesano di tutto il lavoro, debba essere il consiglio pastorale diocesano; nelle unità pastorale è il loro consiglio. Dove non fosse ancora nato si cerchi un gruppetto di persone presenti nelle attività parrocchiali.



INDICAZIONI OPERATIVE

Come già ricordato sopra, la carità presiede all’impegno sociale politico. Nello sviluppo del tema “Cristiani adulti – cittadini responsabili” in due anni, l’anno prossimo, se Dio ci darà vita, affronteremo il quarto capitolo della Evangelii Gaudium.

Quest’anno, seguendo le suggestioni del secondo capitolo, propongo di provare ad essere presenti attivamente, oltre che nelle attività interne alla comunità dei fedeli, anche nel territorio, nei vari consigli comunali, di quartiere, ecc., o anche solo, in mancanza di altre opportunità, di confrontarsi in parrocchia e nelle associazioni per produrre progetti e indicazioni concrete.

Siamo consapevoli che da soli non siamo niente, mentre insieme diventiamo capaci di comprendere e di progettare per agire.

Potremmo essere in grado di arrivare ad una vera governance globale a partire dal territorio, in cui si abita, dalle unità pastorali, dalle parrocchie, dalle associazioni, dal quartiere, dal posto di lavoro.

Se partiamo dall’ascolto delle domande e delle problematiche, che emergono dalle persone del nostro territorio, ascolto doveroso da parte dei governanti e amministratori ma anche da parte nostra, noi stessi possiamo diventare una presenza qualificata e sapiente. Questa è la meta, che ci prefiggiamo in alternativa al pianto e al lamento rassegnato e inutile.

Occorrerà superare la concezione che ha messo in primo piano i diritti individuali dimenticando che ci sono diversi livelli di diritti della persona e della società:

• diritti personali,

• sociali

• e politici,

ai quali corrispondono doveri precisi.

Occorrerà trovare le ragioni di impegni condivisi con tutti gli uomini di buona volontà.

È arrivato il tempo, in cui si deve superare il “mi faccio i fatti miei”, o il “tengo famiglia”. Occuparci del bene comune significa superare egoismo intimista e individualista, capire che non basta l’assistenzialismo, per quanto necessario; significa assumersi la libertà di scegliere dentro la dimensione politica, di scegliere e non farsi dirigere. Insieme possiamo comprendere, progettare ed agire meglio.

Il dialogo e il confronto con tutti, senza demonizzazioni, può costruire un nuovo tessuto sociale, una nuova cittadinanza capace di partecipare alla vita sociale e politica. L’altro, anche se di diversa cultura e posizione, è una risorsa non un problema, un bene, come si è detto anche recentemente nel Meeting di Rimini del 2016.

Ci sono azioni, che noi possiamo fare per orientare la governance:

1. Fare pressione presso le amministrazioni locali e nazionali per politiche di difesa dei diritti di tutti e dei poveri, della accoglienza delle
persone, della giustizia, diritti di tutela della vivibilità della terra. È una riforma della politica a partire dal basso e nello stesso tempo un controllo del territorio.

2. Per poter fare questo occorre esaminare le problematiche emergenti dovute a crisi e impoverimento, migrazioni di vario genere e insicurezza, guerra fra poveri nostri e immigrati per le case, per i posti in asili nido e scuole materne … Si possono promuovere comitati di quartiere a tutela dei diritti umani, per progetti di integrazione, per la tutela dell’ambiente, per la promozione della socialità reale, per esami di situazioni e trarne idee e progetti.

3. Oltre a raccogliere le esigenze e le richieste di tutela del territorio e delle persone, si potrà e si dovrà pensare anche alla promozione economica ecosostenibile là dove è possibile, facendo discernimento delle opportunità presenti e da utilizzare. La creatività va educata a partire dalle opportunità presenti.

Queste prime tre azioni sono essenziali e necessarie negli incontri dei consigli e dei gruppi, non vanno perciò saltate. La difficoltà di realizzazione ci metterà di fronte alla nostra povertà culturale e progettuale, ma anche ci spronerà a superarla; altrimenti ci limiteremmo alla cultura del lamento senza assunzione di responsabilità.

Le altre tre azioni, che seguono, verificano e realizzano una coerenza personale e un rinnovo degli stili di vita, incidendo comunque nella governance.

4. Sul piano personale siamo chiamati a scegliere stili di vita e consumi, che evitino sprechi sia personali che sociali e che permettano condivisione e solidarietà; sensibilità verso l’ambiente e verso gli esclusi.

5. Votare alle elezioni politiche, amministrative e referendarie è un dovere morale e va fatto con coscienza e dopo un profondo discernimento.

6. Infine occorre essere consapevoli che si vota anche con il portafoglio. Dobbiamo premiare con i nostri acquisti le imprese che producono con attenzione sia all’ambiente che alle persone, che lavorano nelle imprese stesse e le imprese che vivono nei territori. Votare con il portafoglio significa scegliere il modello di consumo e quindi di sviluppo e produzione.

Queste cose fatte in associazioni, in aggregazioni della società, promuovono un nuovo sviluppo di nuovi corpi intermedi di quartiere, di villaggio, di città e rendono la società di nuovo capace di pensieri, progetti, realizzazioni.

Ciò significa dare input democratici alle amministrazioni e al rinnovo della politica, resa ora asfittica da sterili confronti e contrasti per divisione del potere fra leaders e con scarsa attenzione ai contenuti. Anche noi ne siamo responsabili, se siamo stati assenti.

Va promossa una vera vitalità dei cosiddetti corpi intermedi: partiti, sindacati, purché liberi da rigidità ideologiche e altre associazioni di ogni genere, comprese anche le nostre, che un tempo di queste cose si occupavano. E fino alle associazioni per fini immediati (feste, ecc.) e arrivare alle famiglie.



Naturalmente occorrerà prevedere anche incontri di verifica delle attività con criteri etici sostenuti, purificati e promossi dalla fede, ma di natura razionale, come dal documento a firma di Ratzinger del 2002.

Nel consegnare queste Linee pastorali alla mia Diocesi, ricordo quanto scrive papa Francesco nell’Evangelii Gaudium al n. 262: “Dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. Tali proposte parziali e disgreganti raggiungono solo piccoli gruppi e non hanno una forza di ampia penetrazione, perché mutilano il Vangelo. Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all’impegno e all’attività.
[205] Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne”.

Per questo invito tutti a prendere in seria considerazione la proposta del Percorso Biblico Diocesano, che vuole ereditare dagli “incontri di Coriano” quell’attenzione prioritaria alla Parola che deve essere a fondamento di ogni scelta e attività pastorale.

Esso è pensato principalmente per laici impegnati nelle comunità parrocchiali, non esperti di esegesi e teologia, e però desiderosi di maturare un approccio con la Scrittura che tenga insieme, per quanto possibile, rigore scientifico e apertura alla dimensione meditativa e orante, tanto personale quanto di gruppo.



Come richiesto espressamente dal consiglio pastorale diocesano, nel presente anno pastorale il Percorso sarà dedicato al Vangelo secondo Matteo, che è quello delle domeniche dell’anno liturgico che sta per cominciare. Sarà cura dei responsabili del Percorso informare sui tempi e sui modi e offrire schede per il cammino annuale dei gruppi del Vangelo presenti nelle parrocchie.

L’apertura dell’anno pastorale, il 30 settembre, vigilia della solennità della Dedicazione della nostra Cattedrale, e gli incontri di Coriano nei lunedì di ottobre, ai quali chiedo una sempre più diffusa e sollecita partecipazione, apriranno il cantiere del nostro lavoro pastorale e saranno occasione per dare visibilità al nostro essere popolo di Dio in cammino in questa terra verso cieli nuovi e terra nuova.

Mentre sto appuntando queste linee pastorali sulla missione sociale della nostra Chiesa diocesana, papa Francesco ha dato vita al nuovo Dicastero “sociale” della Curia romana.

Nel Motu proprio, che istituisce il Dicastero, il pontefice ribadisce che “la Chiesa è chiamata a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo alla luce del Vangelo”.

Questa iniziativa del Papa ci è di stimolo a ben intraprendere il lavoro pastorale, che intendiamo compiere in questo Biennio 2016/2018.

La Beata Vergine del Fuoco e i nostri santi protettori, san Mercuriale, san Rufillo, san Pellegrino e sant’Ellero intercedano per noi presso il Dio della storia perché benedica i nostri buoni propositi.





APPUNTAMENTI DI PASTORALE GIOVANILE NELL`ANNO PASTORALE 2016/2017


31 gennaio 2017: VEGLIA dei GIOVANI alla MADONNA del FUOCO

sabato 4 febbraio 2017: FESTA e SOLENNITÀ della MADONNA del FUOCO

domenica 12 febbraio 2017: VEGLIA di SAN VALENTINO

sabato 8 aprile 2017: GMG DIOCESANA con la consegna del Credo

sabato 3 giugno 2017: VEGLIA di PENTECOSTE con la professione
di fede dei diciannovenni

giugno 2017: FESTA dei CENTRI ESTIVI di ESTATE RAGAZZI

Vai all' Archivio Notizie